Smart Cities

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Smart City: come rendere attiva l’Impresa nella Comunità Intelligente

Settimana scorsa ho partecipato al Tavolo di Lavoro “L’impresa cittadina attiva della Smart City” che aveva come payoff “Progettare comunità intelligenti a misura d’impresa”. L’attenzione era quindi concentrata su come includere l’impresa nella SmartCity di domani. Non ho avuto modo di parlare ma riporto qui un po’ di riflessioni in merito.

L’anno scorso, insieme a una decina tra amici e conoscenti, abbiamo intrapreso un’avventura progettuale, una sorta di incubatore domestico, che aveva come mission “trasformare idee innovative in progetti virtuosi”. Dopo alcuni mesi di selezione, abbiamo scelto un’idea e ci abbiamo progettato intorno, ognuno con le proprie competenze, arrivando fino alla definizione del business plan da sottoporre poi a Venture Capital o altre realtà finanziatrici. Ci siamo posti la domanda se provare ad accedere a bandi pubblici e finanziamenti europei. 10 su 10 abbiamo concordato per un “no”. Sostanzialmente per mancanza di fiducia (paura che la nostra idea innovativa venisse inglobata in processi non sempre trasparenti) e di speranza (ci dicevamo: “è un processo troppo lungo e dispendioso che sicuramente va a finire nel nulla”).
Questo è il nocciolo del discorso: fiducia e speranza.
La fiducia del cittadino (e dell’impresa, in quanto composta e “diretta” da cittadini attivi) può essere riacquistata se e solo se la Pubblica Amministrazione (project leader di questo processo) mette in campo un processo trasparente. Processo trasparente nelle premesse, nelle regole, nei flussi delle informazioni, negli obiettivi e nei metodi decisionali.
Nelle premesse, perché la PA deve ascoltare le istanze che arrivano dal mercato, dalla cittadinanza. Deve aprire l’ascolto –e partecipare attivamente- verso i media sociali. Sui social media ci sono milioni di conversazioni che diventano confronti, progetti, soluzioni condivise. Questi progetti hanno matrice peer-to-peer, disintermediano l’informazione, accorciano la filiera tra cittadino e PA, tra consumatore e produttore e stanno cambiando le regole di qualsiasi mercato.
Prendiamo AIRBNB: puoi organizzarti, in autonomia, una vacanza in qualsiasi parte del mondo andando a trascorrere il tuo soggiorno presso l’abitazione di un cittadino che ha deciso di mettere a disposizione del portale AirBNB la propria abitazione. Airbnb è garante del processo trasparente che unisce consumatore e produttore, i quali diventano parte della qualità del processo contribuendo con la propria credibilità e valutazione (l’abitazione era confortevole? Ha rispecchiato le aspettative? È stato un bravo ospite? …). AIRBNB sta cambiando il mercato del turismo.
Un altro esempio di PA che ha l’orecchio aperto sui social media.
Un’istanza forte che arriva dalla cittadinanza riguarda il traffico, la mobilità.
Il comune di Rovigo ha realizzato un software open source che si auto istruisce in base alle informazioni che il cittadino stesso inserisce nel sistema. Chi ne sa di più del cittadino che tutti i giorni percorre la stessa strada per andare in ufficio? Come non tenere in considerazione, o meglio, come non aggregare il suo contributo su sensi unici, su car pooling, sui mezzi pubblici, ….
La scelta delle PA di “aprire le orecchie” verso i media sociali è POLITICA.
Una delle prime voci di bilancio dei Comuni è la manutenzione stradale. A Milano, ogni inverno/primavera le nostre strade si popolano di buche spacca-assi e ogni estate i nostri marciapiedi si popolano si buchi dei cavalletti delle moto e di mini-trincee per i sottoservizi. Facciamo decidere alle imprese del settore o a esperti in materia se l’asfalto sui marciapiedi è veramente la scelta migliore e se fare le gare al massimo ribasso mantiene la qualità nelle lavorazioni sulle nostre strade. Quindi trasparenza nei flussi delle informazioni, negli obiettivi e nei metodi decisionali.
Un altro esempio, toccante perché riguarda il cibo delle mense pubbliche lombarde compreso quello dei nostri figli. Perché sulle mense lombarde non arriva cibo prodotto da aziende agricole lombarde? Ogni anno chiudono circa 300 aziende agricole in Lombardia. Siamo sicuri che il modello distributivo imposto dalla GDO sia quello più rispondente alle esigenze della cittadinanza? Perché non si fa sistema di tutte le attività individuali e di gruppo orientate alla ricerca di cibo di qualità, di prossimità? I media sociali sono sicuramente una risposta in merito.

In conclusione, la mia sensazione è che la PA parli un linguaggio differente e attui processi burocratici incancreniti. Il cittadino attivo (almeno in una forza politica) sta entrando nelle istituzioni e sta portando questo nuovo modo di agire. La PA si deve aprire con iniziative che favoriscano questo cambio culturale; per esempio Laboratori Aperti. Basta bandi pubblici con soldi a pioggia (tanto piove sempre li…) ma iniziative culturali inclusive 2.0.

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