#Blockchain – #Fintech La Catena dei Blocchi, la Catena della Fiducia

#blockchain
Recentemente la dott.ssa Candido mi ha gentilmente chiesto di scrivere la prefazione alla sua tesi di laurea.
Oltre ad aver provato un grande piacere e onore, sono stato catturato da un moto di curiosità.
Siamo infatti alla Facoltà di Giurisprudenza e il titolo della tesi di laurea contiene la parola(ccia) blockchain.
Termine ultratecnico e specialistico, sicuramente sulla bocca degli addetti ai lavori che frequentano ambienti tecnologici e digitali.
Il titolo della tesi si completa con il payoff (come direbbero i pubblicitari) “la catena dei blocchi, la catena della fiducia”. Qui la seconda sorpresa: la fiducia.
Come mai in un titolo di sole cinque parole (delle quali 2 uguali) mi trovo un termine tecnologico associato a una parola che esprime un concetto umanistico?
In questo vistoso accostamento risiede la chiave di lettura dell’elaborato della dott.ssa Candido.

Stiamo vivendo un periodo di grande fermento, di grande trasformazione.
È innegabile che una delle buzzword più abusate degli ultimi mesi sia Digital Transformation.
Riportando Wikipedia, il termine Digital Transformation indica un insieme di cambiamenti prevalentemente tecnologici, culturali, organizzativi, sociali, creativi e manageriali. Agendo in maniera organica e combinata su questi elementi, la Digital Transformation va oltre la semplice adozione di nuove tecnologiee permette di erogare servizi, fornire beni, far vivere esperienze, trovare, elaborare e rendere accessibili grandi quantità di contenuti indipendentemente dalla reale disponibilità di risorse (umane, materiali, intellettuali ed economiche, ecc.), creando in maniera pervasiva, nuove connessioni tra persone, luoghi e cose.

Un mio amico filosofo m’illustrava la teoria secondo la quale l’”individualismo” si alterna, nei decenni, all’attenzione ai valori della “comunità”, come due sinusoidi in controfase.
Ora siamo nel secondo scenario; penso infatti che questo trend sia evidente in politica con movimenti inclusivi che cercano di rappresentare la democrazia diretta e partecipativa, nell’economia dove la sharing economy (cioè della condivisione) sta ribaltando il paradigma dell’economia capitalistica, nelle tecnologie dove le piattaforme di group collaboration e di social networking stanno cambiando il nostro modo di lavorare (in team) e di comunicare (community).

In questo contesto socio-culturale, anche le aziende si stanno trasformando.
E siccome il “digitale” è la benzina di questa trasformazione, la Digital Transformation ha pervaso più dell’80% delle Aziende italiane (mPMI).
Lo statunitense Jeremy Rifkin (Economist, writer, public speaker & activist, come ama definirsi), a fronte di un’articolata analisi della situazione economica mondiale, afferma che “se un’Azienda non intraprende il Percorso di Trasformazione Digitale, è destinata a non essere più competitiva nel periodo di 10 anni”.
Le aziende più pionieristiche e/o con più capacità economiche hanno già avviato da qualche anno il percorso, introducendo tecnologie innovative nei propri processi: tecnologie considerate innovative per quel mercato di applicazione e per quel momento storico.
Citando la Legge di Varian, sappiamo che le tecnologie innovative che appartengono ai più ricchi o ai più innovatori, nell’arco di 10 anni saranno utilizzate in maniera massiva in tutto il mondo, in qualsiasi settore.

Blockchain è sicuramente una di queste tecnologie innovative abilitanti il cambiamento.

E proprio nel (ricco) settore Financial trova l’applicazione (criptovaluta) che la fa nascere, crescere ed evolvere rapidamente, facendole conquistare la definizione di “oro digitale”: il Bitcoin, basato sulla blockchain, aspira a diventare un sostituto digitale dell’oro, minando (o meglio trasformando) il consolidato sistema valutario aureo.
Per restare competitivi, gli attori del settore Financial hanno capito che era necessario intraprendere il percorso di Trasformazione Digitale: le banche hanno capito che era necessario adottare tecnologie innovative abilitanti il cambiamento (blockchain e infrastrutture peer to peer), trasformarsi nel ruolo sul mercato (custode delle chiavi private, vista la messa a rischio dell’esistenza degli intermediari) e ridisegnare il proprio modello di business (affiancare servizi innovativi a quelli tradizionali per la propria clientela).

Blockchain è una tecnologia abilitante la trasformazione digitale in tutti i settori.

In questo periodo ci troviamo di fronte a fenomeni incredibili di accelerazione e decelerazione, con componenti dinamiche e speculative non da poco, rappresentate dagli hype legati a temi come Bitcoin o ICO (Initial Coin Offering); di fondo possiamo affermare che siamo di fronte a un cambiamento paradigmatico, sistemico, infrastrutturale.
Un cambiamento che tocca tutte le Industry, in maniera trasversale e pervasiva.
La Digital Transformation è abilitata dallo sviluppo di nuove tecnologie, ma non si limita alla loro adozione. Il percorso di Trasformazione Digitale si articola, quindi, non solo sull’asse delle tecnologie ma, e soprattutto, sugli assi personeprocessi.
Guardando l’interno dell’azienda, i tre assi Persone, Processi, Tecnologie assumono la forma di Collaboratori, Organizzazione e Strumenti.
Quando si guarda l’azienda dall’esterno, i tre assi cambiano ancora la loro forma che assume invece quella di Clienti, Relazioni e Prodotti/Servizi.
La Trasformazione Digitale perfetta si ha quando i poli dicotomici IN e OUT tendono a coincidere in maniera omogenea e uniforme.

Vediamo alcuni esempi di Aziende già digitali:
Uber è la più grande compagnia al mondo di taxi pur senza possedere neppure un mezzo. Uber ha esposto verso l’esterno la propria piattaforma software e la tecnologia che deve andare a bordo del mezzo per fare in modo che domanda e offerta s’incontrassero. Il cliente esterno condivide con Uber il proprio asset (la propria automobile) diventando collaboratore e contribuendo a creare un nuovo servizio. In questo caso il contributo di Uber è consistito nell’esportare gli strumenti di uso interno.

Analogamente Facebook e YouTube distribuiscono contenuti non loro, ma prodotti dagli utenti che diventano collaboratori utilizzando lo strumento proprio di FB o YT che viene reso disponibile all’esterno dell’azienda.

Identico concetto per Alibaba o Airbnb, nel campo del retail e dell’accoglienza.

Dagli esempi di Uber e Airbnb si evince come la tecnologia abilita la condivisione, motore della Sharing Economy.
Il cittadino condivide a un altro cittadino (peer to peer) il proprio asset più caro: l’automobile e la casa. Perché?
Perché si fida.
Perché è il momento di pensare alla comunità, di cambiare le regole.
La fiducia esiste perché la rete (di clienti, collaboratori, operatori attivati grazie alla piattaforma digitale) è garante sia per la reputazione sia per le regole: io conosco la persona che abiterà casa mia (è stato valutato dagli altri host) e lui conosce me e le regole della casa.
La piattaforma digitale di Airbnb (tecnologia) garantisce che le regole siano applicate correttamente (billing, booking, …).
Rimanendo sull’esempio delle criptovalute nel settore Financial, si può affermare che il presupposto della creazione della criptovaluta sia stato l’ambizione di voler escludere dal sistema monetario l’errore umano, oltre al desiderio di creare una moneta che fosse paragonabile nei suoi fondamenti all’oro (scarsità).
Ciò che maggiormente conferisce sicurezza (esclusione dell’errore), è la stessa logica di funzionamento della blockchain.
Manomettere la blockchain vorrebbe dire replicare l’azione fraudolenta su tutti i nodi della catena, operazione possibile ma per la quale servirebbe una potenza di calcolo illimitata.
Astraendo questo concetto, la rete, la comunità vince sul singolo nodo, sulla singola persona (che può fallire per definizione).
Il cittadino si fida ad affittare casa sua. Il cittadino si fida a utilizzare cripto-valute.

I settori di possibile applicazione della tecnologia Blockchain sono differenti.
Oltre al già citato settore Finanziario, i settori Assicurazioni, AgriFood, Manifattura, Sanità, Pubblica Amministrazione, Media ed Energia presentano innumerevoli applicazioni nelle quali la tecnologia Blockchain può essere applicata.
E se le numeriche sono ancora relativamente piccole, i tassi incrementali testimoniano un interesse sempre più vivo.
La combinazione di Blockchain con altre tecnologie innovative permette di ridisegnare scenari applicativi, creare nuovi modelli di business, nuovi prodotti e servizi erogati da ecosistemi eterogenei.

Il momento storico chiama questo cambio di paradigma.
Blockchain e Internet of Things sono tecnologie disruptive democratiche che accelerano il processo di Trasformazione Digitale.
Blockchain, con buona approssimazione ingegneristica, può diventare la chiave di sicurezza dell’Internet of Things e iniettare valore, certificandolo e rendendo sicuro il processo.
L’IoT diventa l’Internet of Value: una rete digitale di nodi che si trasferiscono valore, in assenza di fiducia, attraverso un sistema di algoritmi e regole crittografiche che permette di raggiungere il consenso sulle modifiche di un registro distribuito che tiene traccia dei trasferimenti di valore tramite asset digitali univoci.
L’IoT è trasversale a qualsiasi Industry ed è abilitante infinite applicazioni.
Stessa riflessione vale per le piattaforme Blockchain: non esiste una sola piattaforma che garantisce l’Internet of Value; è necessario scegliere quella più adatta al processo o alla industry di applicazione.
L’enorme potenziale dell’IoT e dell’IoV è stato colto e approfondito in alcuni libri, anni fa, da Jeremy Rifkin; l’economista afferma che riusciremo a uscire dalla crisi grazie all’introduzione dell’IoT nelle tre principali infrastrutture di qualsiasi economia: trasporti, energia e comunicazioni.
Su questa strada si è mossa già da tempo la Germania con investimenti importanti e l’Italia, più recentemente, ha presentato il Piano Industria 4.0 che vede sostegni economici e agevolazioni finanziarie alle Imprese che intraprenderanno il percorso di Trasformazione Digitale utilizzando le nove tecnologie abilitanti indicate, delle quali una è l’IoT (iIoT, industrial IoT se siamo in fabbrica).
Stiamo mettendo sensori in ogni device, in ogni macchina in ogni oggetto.
I sensori restituiscono una quantità inimmaginabile e sempre più grande di dati real time.
I dati sono nella Big Internet, cioè nei Cloud pubblici che comprendono anche i Cloud Privati.
Le piattaforme IoT di Terza Generazione analizzano i dati, li interpolano e li restituiscono al corretto destinatario.
Una volta c’era il CRM, ora abbiamo sostituito la “C” di Customer con la “T” di Things: le cose, gli uomini, le macchine sono in Relazione.
Chiunque, attraverso la piattaforma IoT può guardare i dati, collegare la propria value chain in un respiro ampio, diventare attore in nuovi ecosistemi di realtà anche distanti come core business, incrementare la propria produttività ed efficienza, entrare e osservare con trasparenza ciò che sta succedendo nel sistema economico.
La trasparenza permette l’apertura dei mercati e la crescita dello spirito imprenditoriale.

In queste ultime righe c’è il nocciolo di questa “Rivoluzione Industriale” che costituisce un’enorme opportunità per qualsiasi azienda se ben colta e strutturata.
La sicurezza (del dato) costituisce uno degli elementi di criticità della Quarta Rivoluzione.
Grazie all’IoT qualsiasi oggetto può comunicare e trasmettere in rete i propri dati.
Così anche le macchine, all’interno per esempio di una linea di produzione.
Il dato è spesso sensibile e costituisce il valore dell’Azienda proprietaria.
La sicurezza nella trasmissione e nella memorizzazione del dato è quindi fondamentale.
Ancora una volta possiamo affermare che la stessa logica di funzionamento della blockchain introduce la sicurezza nelle transazioni, cioè nei passaggi di stato tra i diversi attori dell’ecosistema, tra i partner della rete che assumono fiducia.

Grazie alla Blockchain, la transazione prende valore.

Fissiamo tre concetti con un esempio:

  1. Ecosistema
  2. da Prodotto a Servizio
  3. nuovi servizi vs prodotti che potrebbero non esistere più.

Tre aziende con tre core business differenti (forse adiacenti), Eni (società dedicata all’energia e all’oil&gas), Trenitalia e FCA (automobili) si sono unite in un nuovo ecosistema per proporre un nuovo servizio di mobilità: il car sharing Enjoy.
Le Fiat 500 hanno a bordo parecchia sensoristica (IoT) che rileva, in tempo reale, lo stato dell’auto (benzina, pneumatici, posizione, …).
La piattaforma IoT rileva il dato e l’utente grazie a un’App può noleggiare per brevi periodi l’auto perfezionando, a fine noleggio, il pagamento su carta di credito.
I dati di utilizzo della piattaforma costituiscono un enorme valore.
L’IoT ha abilitato la creazione di un nuovo servizio o, in altre parole, ha trasformato la vendita di un automobile (prodotto) in erogazione di un servizio (noleggio).
I tre partner si sono trovati attori vincenti in un nuovo ecosistema (Win-Win): ENI vende carburante al circuito Enjoy, FCA vende e manutiene le 500 e Trenitalia estende il proprio servizio di mobilità in area urbana.
La pervasività e la trasversalità dell’IoT permettono la creazione di nuovi servizi e la trasformazione di prodotti (in alcuni casi la sparizione dal mercato). Pensiamo al citofono.
Ragionando solamente sull’asse “tecnologie”, i produttori si stanno affannando a introdurre tecnologie nel citofono: video, integrazione con la domotica, app sullo smartphone, ….
Ragionando fuori dagli schemi, possiamo azzardare la teoria che tra qualche anno il citofono non esisterà più: il mio invitato a cena riceverà l’invito sul proprio smartwatch e, una volta arrivato in prossimità della mia porta d’ingresso condominiale, l’elettro-serratura si aprirà automaticamente una volta riconosciuto digitalmente l’ospite.
I produttori devono intraprendere un percorso omogeneo di Trasformazione Digitale predisponendosi a entrare in relazione (in rete) con altri partner per creare nuovi servizi: immaginate che comodità per l’host di Airbnb avere il servizio di citofono digitale distribuito per i propri ospiti.
Pensate che mercato nuovo si può aprire per i produttori di citofoni …

Nuovi ecosistemi, nuovi ruoli e posizionamenti in qualsiasi settore e per qualsiasi applicazione.

Nel capitolo 4 della Tesi della dott.ssa Candido è riportato un ottimo caso di applicazione della Blockchain: la cessione del quinto dello stipendio.
Il processo attuale, le relazioni tra i partner dell’ecosistema che eroga questo servizio e le tecnologie che supportano il flusso procedurale possono essere rivisti navigando sui tre assi della Trasformazione Digitale (Persone, Organizzazione/Processi e Tecnologie) e iniettando la blockchain.
Il contesto sta cambiando; i principi e i valori della comunità (condivisione, inclusione, trasparenza, pariteticità, relazione, networking, ….) permeano la proposta e forzano il lettore a rivedere le relazioni tra i partner dell’ecosistema (asse organizzazione/processi).
Le tecnologie abilitanti (social lending, blockchain, digitalizzazione in generale) lavorano nella direzione della disintermediazione tra domanda e offerta, rendendo il processo flessibile e sicuro grazie all’introduzione degli Smart Contract basati su Blockchain.
Poiché lo smart contract viene eseguito sulla blockchain, il tema della fiducia si sposta da un’entità centralizzata (l’ente certificatore) ai nodi della catena blockchain che certificano la non alterabilità del codice e delle condizioni che ne determinano le variazioni.
Inoltre l’identità digitale su blockchain risolve l’identificazione del cliente e la prevenzione dalle frodi, criticità dell’attuale processo di accesso al credito.
Il servizio viene quindi ridisegnato e diventa sostenibile economicamente, tecnicamente realizzabile e coerente nei contenuti e nelle modalità in riferimento ai driver di mercato.

In queste ultime frasi ritroviamo l’anima del lavoro della dott.ssa Candido che, ricordiamoci, ha accostato nel titolo della Tesi di Laurea, una parola(ccia) tecnologica a un concetto umanistico.

Nella mia esperienza, soprattutto legata ai temi della Trasformazione Digitale e dell’Industria 4.0 sul territorio italiano, la PMI italiana è passata da un’assoluta mancanza di consapevolezza della necessità di intraprendere un percorso di Digital Transformation (inizio 2017) alla certezza che qualcosa di digitale e interconnesso deve essere fatto, soprattutto per poter accedere all’iper-ammortamento della misura Industria 4.0, ora Impresa 4.0 con importante focus sulla cultura digitale e sulla formazione.

Noi italiani abbiamo una forte inerzia al cambiamento, ma le nostre Grandi Aziende (Banche, MultyUtilities, Automotive, …) stanno fungendo da traino in questo percorso verso l’innovazione.

I Competence Center e i Digital Innovation Hub svolgono sia un grande lavoro di evangelizzazione sia di messa a terra di progetti innovativi, siano essi Proof of Concept o già in produzione.

Ci vuole coraggio e fiducia per innovare, per cercare di cambiare le regole, per trasformare (digitalmente) il proprio business, per ribaltare il paradigma … questo è il momento.

Questo è il messaggio che mi porto a casa leggendo il lavoro della dott.ssa Candido.

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Informazioni su alexcurti

se vuoi costruire una barca non radunare uomini per tagliare legna, impartire ordini e dividere i compiti, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito.
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