#IdeexEuropee – #Telelavoro – 05 #M5S

Schermata 2014-04-30 alle 12.31.37Se le modalità di Telelavoro fossero applicate a 1,3 milioni di lavoratori, rispetto agli attuali 3/400.000 potremmo ottenere un recupero di circa 4 miliardi di euro all’anno (un quarto di punto del Pil), corrispondente all’Imu della prima e seconda casa.
In generale, secondo un’indagine del Politecnico di Milano, lo “smart work” garantirebbe un aumento della produttività del 5,5% che assicurerebbe una maggiore ricchezza per 27 miliardi ai quali bisognerebbe aggiungere 10 miliardi di costi in meno, principalmente determinati da spazi aziendali ridotti, per non parlare del risparmio nei costi di trasporto.
Ho utilizzato in queste frasi molto il condizionale, anche se l’art.9, comma 7 della legge 221 del 17/12/2012 che ha convertito il Decreto Crescita 2.0, prevede che “entro il 31 marzo di ogni anno, le amministrazioni pubbliche (…) pubblicano nel proprio sito web, gli obiettivi di accessibilità per l’anno corrente e lo stato di attuazione del piano per l’utilizzo del telelavoro nella propria organizzazione, in cui identificano le modalità di realizzazione e le eventuali attività per cui non è possibile l’utilizzo del telelavoro (…)”.
Forse è un po’ troppo poco per le Pubbliche Amministrazioni, forse sarebbe necessario uno sforzo per convincere le PA dell’efficacia dello strumento anche per i lavoratori non portatori di handicap.
In effetti, in uno studio dell’Università di Tor Vergata del 2013 su alcune esperienze di telelavoro nelle PA, si evidenziano due posizioni in merito: le PA che hanno piena consapevolezza delle opportunità e dei benefici offerti dal telelavoro e quelle che invece ancora lo percepiscono solo come una soluzione per integrare persone diversamente abili. Parecchie iniziative (Federmanager) evidenziano la scarsa comprensione e sensibilità della PA sui temi del telelavoro e, in generale, sull’adozione di modelli innovativi di lavoro attraverso l’abbattimento di barriere culturali e tecnologiche.
Discorso analogo può essere fatto per il settore privato.
Analizziamo qualche dato significativo; la percentuale di utilizzo di telelavoro in Italia è pari a circa l’1.5% della popolazione dei lavoratori dipendenti (circa 18 milioni di cui oltre 4 nella PA), la media europea è al 7.5% con punte del 20% nei paesi del nord Europa. Si è calcolato che l’economia di scala ricavabile per ogni unità in telelavoro è di circa 4000 euro all’anno in modo stabile e crescente in ragione del numero delle risorse impiegate, i benefici che ne deriverebbero andrebbero per il 30% a vantaggio delle aziende pubbliche o private, per il 40% come minori costi sociali e per il resto a favore del dipendente.

La tecnologia ha ormai fatto passi notevoli in avanti e garantisce qualità e affidabilità.
Fatalmente gli operatori del settore stanno strutturando una proposta che integra la componente video sia come servizio (in Cloud) sia come vendita (onPremise).
Cisco Visual Networking Index indica che entro il 2014 il 90% del traffico Internet sarà video.
Il video, in tutte le sue forme, è entrato nel processo comunicativo aziendale passando dall’utilizzo individuale.
Pensiamo alla videoconferenza: ci siamo abituati a lavorare su Skype, su FaceTime, su Google HangOuts o su altre soluzioni gratuite e disponibili in Internet.
Lo streaming (YouTube, Ustream, …) è una tecnologia consolidata nei social media e si integra velocemente con la webconference (Google HangOut + streaming YouTube).
Utilizzandole per scopi individuali, ci capita ora che cerchiamo in azienda le stesse funzionalità e andiamo a chiedere all’IT manager di consentirci l’utilizzo di Skype anche in ufficio. Giustamente l’IT manager “blinda” le applicazioni pericolose, quali Skype, che mettono in difficoltà i sistemi di sicurezza informatica.
In Azienda le stesse funzionalità devono essere erogate da una piattaforma professionale, sicura e dedicata.
Sul mercato si sono affacciati alcuni vendor che hanno proposto soluzioni software semplici da utilizzare, multipiattaforma nell’ottica BYOD (Bring Your Own Device) scalabili, affidabili e sicure.
Soluzioni che si integrano facilmente con le applicazioni verticali aziendali di Unified Communications, quali Microsoft Lync, IBM SameTime o Adobe Connect e parlano con i sistemi di videoconferenza H.323/SIP esistenti in Azienda, aiutando a preservare gli investimenti.

L’adozione del telelavoro avrebbe come risultato quello di contribuire in modo sensibile alla riduzione dei costi della “macchina statale” e del mondo delle imprese, all’innalzamento dei livelli di produttività, alla contrazione dei costi sociali, alla stabilizzazione di posizioni lavorative precarie e/o a rischio di licenziamento, all’innalzamento del livello della qualità della vita…
Si tratta di mettere in campo politiche, a livello Europeo poi declinate con vigore sullo scenario italiano, a sostegno di una indispensabile innovazione di processo e mettere all’angolo le riserve e le reticenze culturali che hanno relegato, anche in questo settore, il nostro Paese all’ultimo posto nello scenario europeo.
Deve partire un programma culturale e tecnologico di 12 / 18 mesi che preveda investimenti in tecnologie abilitanti, adeguamenti infrastrutturali e formazione pari a circa il 15% dell’importo complessivo del risparmio calcolato, recuperabile già nel primo anno di applicazione del piano di sviluppo; ossigeno, tra l’altro, per il comparto dell’ICT che perde ormai da oltre un decennio il 3% all’anno di quote di mercato in termini di volumi e valore.

In definitiva è fondamentale portare in Europa una visione innovativa che trova concretezza in tecnologie affidabili, innovativescalabili e già adottate in parecchi casi di successo internazionali e in modelli di utilizzo già consolidati in diversi Paesi Europei. Per fare questo bisogna essere slegati dalle lobby sia in Europa sia in Italia e riuscire a lavorare a mani libere ascoltando il mercato (che CONSIP apra la mente!), acquisendo i modelli di business vincenti e lavorando sui driver che hanno fatto evolvere realtà in best pratices.

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Informazioni su alexcurti

se vuoi costruire una barca non radunare uomini per tagliare legna, impartire ordini e dividere i compiti, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito.
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